Una recente pronuncia della Corte di Cassazione, Terza Sezione Penale, offre indicazioni di particolare interesse per chi si occupa di responsabilità amministrativa degli enti ai sensi del D.Lgs. 231/2001, soprattutto in materia di reati tributari, sequestro preventivo, confisca e misure cautelari applicabili alla società.
Il caso: sequestro dell’intero complesso aziendale
La vicenda trae origine da un provvedimento con il quale il GIP aveva disposto un sequestro preventivo che interessava la società, le quote sociali e l’intero complesso aziendale.
Il Tribunale del riesame di Napoli aveva successivamente annullato il decreto di sequestro limitatamente alla società, disponendo l’immediata restituzione dei beni.
Il procedimento coinvolgeva anche la responsabilità dell’ente per l’illecito amministrativo previsto dall’art. 25-quinquiesdecies del D.Lgs. 231/2001, relativo ai reati tributari.
La questione assume particolare rilievo perché il sequestro era stato prospettato come funzionale alla confisca obbligatoria prevista dall’art. 53 del D.Lgs. 231/2001. Nella sentenza viene evidenziato che la società era stata ritenuta coinvolta in una complessa frode fiscale, ma era stata rilevata l’assenza di un nesso di derivazione causale tra il profitto dei reati tributari contestati e la società.
Sequestro dell’azienda e responsabilità 231: non basta contestare il reato
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